Un po’ di storia

Gentili lettori,
poiché Vi trovate al nostro Salon des Refusès, ritengo che tutti Voi abbiate il diritto/dovere di sapere quale sia l’origine storica della Nostra aulica Istituzione.

Parigi, seconda metà del XIX secolo. Pittori, scultori, poeti vi accorrono in massa e il fervore creativo ribolle sotto la patina invecchiata della cultura ufficiale, sorda al rinnovamento culturale in atto. Il Salon , che si svolge al Louvre con cadenza biennale, è aperto a tutti gli artisti che vogliano partecipare. Ma la giuria incaricata di scegliere le opere per l’esposizione ha gusti che, noi moderni ,definiremmo retrò, disperatamente attaccati all’accademismo più spinto e recidivo, e infatti seleziona quasi esclusivamente quadri e sculture provenienti dalle tiepide fucine dell’Acadèmie des Beaux-Arts, rifiutando le proposte innovative dei giovani artisti parigini.Le déjeuner sur l'herbe
Iniziano le prime proteste. Gustave Courbet si oppone all’insegnamento accademico della Scuola delle Belle-Arti della quale rifiuta le regole e i soggetti storici e mitologici, preferendo ad essi una pittura ispirata alla realtà che lo circonda. Nel 1855, nonostante la giuria accetti una decina di sue opere, egli crea, a sue spese, accanto all’Esposizione ufficiale del Salon il suo “Padiglione del realismo” dove espone e vende una quarantina di tele da lui realizzate, e assieme ad esse un ospuscolo intitolato Mostra e vendita di quaranta quadri e quattro disegni della produzione di Gustave Courbet. Il motivo? La commissione aveva rifiutato la celeberrima opere La bottega del pittore.
Nel 1863 il fatto: la giuria esclude più di 3000 opere. Subito il dissenso è tale che l’imperatore, Napoleone III, si vede costretto a correre ai ripari e dà il suo beneplacito a creare un’esposizione parallela in cui possano esporre i “rifiutati”. Si apre la prima edizione del Salon des refusès , che permette ad artisti visionari di farsi conoscere: Eduard Manet con la sua scandalosissima Le déjeuner sur l’herbe , Camille Pissarro, Claude Monet, James Whistler, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir.
L’avanguardia riceve il sigillo ufficiale nientemeno che dal potere costituito.
Credo che possiamo dirci tutti concordi nel ringraziare di cuore il terzo Bonaparte.

Francesca Girelli